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Mercoledì 12 febbraio 2020 a Chambéry si sono riuniti i partner del progetto Alcotra Italia-Francia Corpo Links Cluster (Malraux – Scène Nationale Chambéry Savoie, Université Savoie Mont Blanc, Teatro Stabile di Torino – Torinodanza  e l’Associazione Dislivelli) insieme ad artisti e sportivi per ragionare su un concetto centrale del loro operato: quanto montagna e sport possono ispirare l’arte?

Marie Pia Bureau, Direttrice del Teatro nazionale di Malraux, ha aperto l’incontro spiegando che per poter ispirare l’arte bisogna innanzitutto partire dall’ascolto del territorio, facendosi prossimi a coloro che lo abitano e lo frequentano. E proprio partendo da questo principio, le ricerche svolte dal Progetto sul territorio hanno sottolineato l’esigenza principale dei territori montani vocati al turismo: ragionare sulla gestione del periodo estivo. Nel 2019, sono quindi stati condotti alcuni esperimenti su entrambi i lati del confine Italia-Francia, nel mese di luglio, sotto il comune titolo di “Andiamo!”. Le proposte artistiche sul territorio hanno incontrato un pubblico molto interessato, ben oltre le aspettative degli organizzatori, e residenti e turisti hanno avuto l’opportunità di scoprire la montagna sotto una luce diversa. La programmazione transfrontaliera degli spettacoli ha quindi avuto successo, e nonostante il Progetto europeo termini a luglio 2020, il desiderio di continuare la sperimentazione rimane vivo nei partner e nei territori.

La Direttrice del Teatro Malraux ha poi continuato il suo intervento spiegando che quando si parla di cultura di montagna, la prima idea che viene in mente è quella dello sport, anche estremo. E proprio lo sport è stato una delle linee guida del progetto franco-italiano, che fin dall’inizio si è interrogato su come mescolare le pratiche sportive legate alla montagna con le pratiche artistiche.

Xavier Veilhan, artista visivo e scultore, tre anni fa ha partecipato a Corpo Links Cluster con una residenza presso la pista di pattinaggio di Chambéry chiamata “Compulsory Figures”; l’artista racconta di come il suo spettacolo sia nato dall’incontro con un ex pattinatore, Stephen Thompson, che ha permesso il dialogo tra i disegni creati dal suo corpo e le figure tracciate sul ghiaccio rielaborate da un pc: una forma di gravità orizzontale che porta alla poesia, a un’affascinante libertà di movimento. È stata la scoperta di una forma a metà strada tra l’evento sportivo e l’arte, un ideale punto di incontro tra sport e espressione artistica.

Sandrine Roy, alpinista e danzatrice del gruppo Les Rencontres Aires di Grenoble, con una testimonianza video ha raccontato delle sue esperienze di scalata in parete in alta montagna e d’allenamento in palestra, testimoniando di come il confine tra sport e arte sia molto fine, “poroso” secondo l’artista, e tutte e due le discipline abbiano la possibilità di spaziare l’una dentro l’altra.

Rachid Ouramdane, artista impegnato con lo sportivo Nathan Paulin nella realizzazione della performance “Extreme bodies”, che presenterà questa estate in una performance site-specific, ha raccontato di come gli stati mentali di chi pratica sport estremo siano vicini alla meditazione.

Bertrand Villard, coordinatore del Festival “L’Art s’affiche”, ha spiegato di come il valore dello sport venga spesso esaltato dalle riviste di settore, senza dare alla montagna il giusto spazio per la contemplazione; ma per alcuni la montagna è anche rifugio, dove è gradevole trascorrere del tempo lontani dal tumulto quotidiano. Concetto raccolto da Florence Vincendet, direttrice di Maurienne Tourisme, che spiega di come si possa essere sportivi e insieme accedere alla contemplazione della bellezza di un luogo: ad esempio con la bicicletta a pedalata assistita, che oggi consente a tante persone di cimentarsi in percorsi complessi di mountain bike, senza essere sportivi professionisti, e senza rinunciare a momenti di raccoglimento e contemplazione.

Nadine Bues, dell’Université Savoie Mont Blanc, parte dalla visione che fino ad oggi gran parte della gente ha ancora della montagna: escursionismo, dimensione ecologica e un’immagine d’élite. Nella prossima edizione di “Andiamo” il Progetto Corpo Links Cluster cercherà di capire se quest’immagine stereotipata persiste o meno.

Anna Cremonini, direttrice di Torinodanza, riprendendo l’opera dell’artista Silvia Gribaudi, ha ricordato di come nel corso dei tre anni di progetto l’artista sia stata in grado di far vedere la montagna da parecchi nuovi e inediti punti di vista.

Marie Pia Bureau conclude l’incontro sottolineando la persistenza di un altro cliché sulla visione dell’arte e dello sport, dove l’arte continua ad avere un’immagine intellettuale, mentre lo sport popolare. Per questo motivo, spiega, alcuni artisti in questi anni di Progetto hanno cercato di collegare le due pratiche, per unirle e proporre una proposta artistica unica. Un esempio? Lo spettacolo dei calciatori di Mickael Phelippeau, che ha proposto una pratica sportiva ultra popolare in chiave artistica.