di Marcella Rodino
Il 23 e 24 maggio 2019, presso la Redoute Marie di Thérèse del comune di Avrieux, nella Maurienne francese, si è tenuto il living lab dal titolo “Cultura’tractive: la cultura può rafforzare l’attrattività del territorio?”, evento all’interno dei Progetti Alcotra Corpo Links Cluster (Clc) e Feast. La due giorni di evento, occasione di riflessione a tutto tondo sul ruolo della cultura nella rivitalizzazione dei territori, è stata l’occasione per la prima esposizione dei risultati della ricerca scientifica transfrontaliera del Progetto Alcotra Corpo Links Cluster, coordinata dall’Université Savoie Mont Blanc (Usmb), e realizzata in collaborazione con l’Associazione Dislivelli, esposti da Benoit Regent per Usmb e Maria Anna Bertolino per Dislivelli.

La ricerca ha censito 2.530 strutture culturali sui territori di Piemonte e Savoia, analizzato 400 articoli scientifici e 100 rapporti sul ruolo della cultura come fattore di innovazione e attrazione sui territori di montagna, distribuito 249 questionari al pubblico potenziale, realizzato 170 interviste in profondità e coinvolto 135 studenti universitari.

Focus della ricerca: indagare le aspettative del pubblico interessato agli spettacoli in montagna e di quello apparentemente non interessato; capire come la creatività degli artisti possa essere stimolata dal legame col territorio; trovare forme organizzative adatte a gestire eventi in quota, e creare un modello utilizzabile per la realizzazione e gestione degli eventi.

Per ottenere tali risultati la ricerca si è concentrata sul pubblico e sui potenziali pubblici dell’offerta culturale e turistica di Savoia e Valli di Susa, Chisone e Germanasca, cercando di sottolineare il ruolo della cultura come fattore di innovazione e attrazione sui territori di montagna.

Per quanto riguarda le aspettative del pubblico, la ricerca sottolinea come secondo i turisti manchi un’efficace informazione di quello che viene organizzato sui territori, ed esista una concentrazione degli eventi in pochi luoghi con intere porzioni di territorio non coinvolte.

I risultati dello studio raccontano inoltre di come esista un potenziale pubblico di giovani che segnala alcuni limiti precisi dell’offerta culturale in montagna: poco originale, appiattita sui soli concerti in alta quota per gli interessati e gli abituati ad assistere agli spettacoli culturali. Troppo lontani, difficili da raggiungere ed economicamente cari per i giovani che frequentano la montagna solo per le attività outdoor, e non sono soliti partecipare anche alle iniziative culturali.

Alla domanda “Che tipo di offerta culturale vorreste sui territori montani?”, il pubblico indagato ha sottolineato l’apprezzamento per festival pluridisciplinari, molto legati alle peculiarità locali, dove cultura e storia locale possano uscire dalle sedi vocate come musei e castelli per fondersi con attività outdoor sul territorio. E questo, sempre secondo i risultati della ricerca, potrebbe essere un modello adeguato per attrarre nuovi pubblici prima non intercettati.

 

La creatività degli artisti, segnala la ricerca di Clc, può essere efficacemente stimolata dal contatto con i territori, ogni qual volta si riesca a creare dei legami grazie ai quali le comunità residenti possano raccontare storie familiari, leggende, informazioni dettagliate sui luoghi e altre informazioni atte a ispirare in maniera originale il lavoro di artisti e produttori di spettacoli.

Infine, sempre sulla base dei dati raccolti, si evince come le iniziative culturali vincenti siano quelle in grado di dotarsi di forme organizzative stabili e a dare origine a veri e propri modelli gestionali: per permettere che tali eventi culturali possano sedimentarsi in montagna e continuare nel tempo, senza rimanere iniziative spot, occorre lavorare preventivamente sulla formazione dei residenti, cercando di trasformare gli abitanti in “ambasciatori della cultura”  di montagna, attraverso il coinvolgimento attivo nelle iniziative messe in campo sui territori. Occorre poi costruire dei comitati organizzativi misti in cui inserire residenti, artisti, associazioni, amministrazioni pubbliche e tutti gli attori locali. Infine, è importante monitorare l’impatto dell’attività culturale sul territorio nel tempo, e fare un’analisi attenta delle possibili linee di finanziamento dell’evento in questione.

Laurence Vignollet, vice presidente dell’Université Savoie Mont Blanc (Usmb), ha sottolineato come i lavori del progetto Clc si collochino nel solco del decennale impegno nella ricerca dell’istituto sul turismo transfrontaliero Italia-Francia e l’importanza di continuare a studiare il fenomeno. Vincent Schmitt dell’Espace Malraux – Scène Nationale de Chambéry, capofila del Progetto, ha ricordato l’impegno di tutti i partner di progetto alla valorizzazione dei territori transfrontalieri attraverso l’offerta culturale e artistica. Anna Cremonini, direttrice di Torinodanza del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, ha raccontato del grosso sforzo realizzato nei primi anni di progetto da parte dei due teatri di Torino e Chambéry nella ricerca dei punti di contatto per lo sviluppo di una programmazione comune sui territori.  Sforzo che ha portato a importanti collaborazioni transfrontaliere. In specifico, Anna Cremonini ha ricordato i numerosi incontri tra artisti, amministratori, imprenditori e società civile sui territori delle valli piemontesi, portati avanti dal suo teatro con l’aiuto dell’Associazione Dislivelli. Un lavoro di scouting territoriale che ha posto le basi per una duratura collaborazione tra Torinodanza e le terre alte intorno al Capoluogo piemontese.